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Incidente aereo al grattacielo Pirelli, cosa accadde il 18 aprile 2002
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Incidente aereo al grattacielo Pirelli: il giorno in cui Milano rivide l’incubo dell’11 settembre

aereo in fiamme durante il volo

La storia dell’incidente aereo al grattacielo Pirelli di Milano: il velivolo Rockwell Commander contro il 26° piano, le tre vittime, le ipotesi iniziali e la relazione dell’ANSV.

Il 18 aprile 2002, pochi mesi dopo gli attentati dell’11 settembre, Milano visse uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Nel tardo pomeriggio, un piccolo aereo da turismo si schiantò contro il grattacielo Pirelli, il Pirellone, allora sede della Regione Lombardia. L’impatto avvenne all’altezza del 26° piano, aprendo una ferita enorme nella facciata del palazzo e provocando un incendio visibile da tutta la zona della Stazione Centrale.

Per alcuni minuti, la paura fu quella di un attentato. L’immagine dell’aereo entrato in un grattacielo richiamò subito alla memoria New York e le Torri Gemelle. Ma con il passare delle ore, l’ipotesi terroristica venne esclusa e il caso fu ricondotto a un incidente aereo, anche se segnato da molti interrogativi sulla fase finale del volo.

aereo in fiamme precipita
aereo in fiamme precipita – newsmondo.it

Pirelli: lo schianto contro il Pirellone e le vittime

Il velivolo era un Rockwell Commander 112TC, con marche svizzere HB-NCX, pilotato da Luigi Fasulo. Era partito da Locarno ed era diretto a Milano Linate. Durante l’avvicinamento, il pilota comunicò alla torre di controllo di avere un problema al carrello. Gli venne indicato di orbitare sull’area dell’aviazione generale, ma l’aereo proseguì oltre, allontanandosi dalla traiettoria corretta.

Poco dopo le 17.45, il velivolo colpì il grattacielo Pirelli. Nell’impatto morirono tre persone: il pilota Luigi Fasulo e due avvocate della Regione Lombardia, Annamaria Rapetti e Alessandra Santonocito, che stavano lavorando proprio nell’area colpita. I feriti furono decine. Il 26° piano, devastato dallo schianto, sarebbe poi diventato luogo della memoria.

Le indagini e la causa più probabile

L’inchiesta tecnica dell’ANSV escluse come ragionevolmente improbabile l’ipotesi di un’azione volontaria autodistruttiva del pilota. La causa più probabile venne individuata nell’incapacità di gestire adeguatamente la fase finale del volo in presenza di problemi tecnici, difficoltà operative e fattori ambientali.

Tra gli elementi indicati ci furono il problema al carrello, la scarsa attività di volo recente del pilota, comunicazioni radio non sempre lineari, la perdita di corretta gestione della rotta e anche la possibile influenza del sole basso sull’orizzonte. Non fu quindi il gesto terroristico temuto nelle prime ore, ma una catena di fattori tecnici, umani e ambientali che portarono l’aereo contro uno dei simboli di Milano.

Oggi l’incidente del Pirellone resta una ferita della memoria cittadina e lombarda. Una tragedia improvvisa, avvenuta nel cuore della città, che uccise tre persone e lasciò per anni impressa l’immagine del grattacielo squarciato, sospeso tra paura collettiva, lutto e bisogno di capire cosa fosse davvero accaduto.

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ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026 16:38

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